lunedì 15 febbraio 2010

Il codice del caos - l'arte dei rumori

.... l'Arte dei Rumori sta per compiere quasi un secolo , tanto è trascorso infatti da quando fu intuita e sistematizzata dal futurista italiano Luigi Russolo, tuttavia esse viene ancora considerata ai giorni nostri un esercizio quantomeno esoterico, nonostante sull'argomento vi siano stati pronunciamenti espressi nei più diversi ambiti creativi, ogni qualvolta quindi ispirati  da movimenti tra loro disuguali. Le propagini estreme delle avanguardie di formazione " classica " dettarono i primi canoni nel nome della musica cosidetta Concreta, fu quindi  la pattuglia più audace degli esploratori jazz a fornire, attraverso il metodo propositivo. E che dire poi della relazione instintiva che ben presto si stabilì tra rumore e rock . L'eletrificazione degli strumenti e della chitarra in primo luogo, determinò i criteri e stabilì la modalità di quella controversa associazione estetica : Dylan - era il '65 scandalizzo i puristi del folk a newport " perchè faceva troppo chiasso " vennero quindi Hendrix, gli stooges, i velvet underground, a dispensare dosi massicce di "noise" senza mai chiarire peraltro se fossero loro stessi ad amministrare quantita e qualità o non forse piuttosto il rumore stesso a farsi "assoluto", utilizzando dunque quei personaggi come suoi privileggiati canali di espressione e null'altro (il " feedback " in definitiva, una volta innescato tende per sua natura all'infinito ... ). Lou Reed, chissa mai se con intenzioni serie, o facete, accese un giorno l'amplificatore, intonò un accordo di chitarra, chiuse il circuito della distorsione, concesse al suono di riprodursi autonomamente e registrò ciò che accadeva.
"La musica della macchina metallica", raccolta in due rari dischi di vinile, attirò su di se velenose accuse di impotenza  espressiva, eppure era solo un ulteriore e necessario passo verso l'universale consapevolezza che il rumore e tutto e il silenzio non esiste ( una sorta di ateismo sonoro, volendo colorare il ragionamento con tinte filosofiche )
Gli anni sono trascorsi e il gusto si e via via lentamente modificato: il rumore viene incorporato integralmente in più di una variante degli stili musicali ( si pensi all'eco manovrata nel "dub" ovvero hai chiassosi sussulti ritmici del "hip- hop" ), tanto che per fragorose canzoncine dei " Jesu and Mary Chai" adagiate sul proprio caratteristico tappeto di "Feedback", seppero scalare le classifiche.
La quotidianetà, per mezzo dei suoi suoni imprevedibili  e non musicali ha inquinato la sfera asettica della produzione artistica , e dunque il Caos e divenuto parte integrante del linguaggio espressivo , cosi come voleva Marcel Duchamp quando sconcertò i circoli accademici esponendo opere basate su " Found Objects " . Utilizzando utensili anzicchè strumenti musicali ( martelli pneumatici e rudimentali lanciafiamme piuttosto che tastiere e sassofoni ) .
I berlinesi Einsturzende Nuebauten s'imposero all'inizio degli anni '80 come portavoce più intransigenti di questo assoluto smarrimento estetico.
Nel  loro caso , tanto quanto in quelli i altri cosidetti  "rumoristi"  ( iniziando dai Thobbng Gristle, passando per SPK, Body Rice , test Department .... e via dicendo) , il "noise" non è inteso come come fosse un accessorio che si può rimuovere quando le circostanze lo richiedono, bensì rappresenta uno dei principali fattori costitutivi, vero e proprio terreno di coltura dell'indagine creativa.
Dovendo  condensare quel procedimento in una schematica  ma suggestiva equazione, diremmo che se l'armonia va intesa come Ordine, il rumore può dunque rappresentare l'elemento di Sovversione ...












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